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Le Tradizioni

I fichi di San Fili

Per la popolazione di San Fili la lavorazione dei fichi era un'attività molto redditizia, erano e sono rinomati i "i Paddruni" di fichi infornati e poi confezionati con la foglie dell'albero di fico o "e crucette" fatte con fichi secchi uniti a due a due a croce e ripieni con noci, mandorle e aromi vari. "E jette" erano fichi bianchi infilati in una listella di canna e infornati.

L'allevamento del baco da seta

Circa un secolo fa molti erano i sanfilesi che allevavano il baco da seta. Soprattutto le donne erano le persone che si occupavano dell'allevamento dei bachi, per procurarsi le foglie di gelso bianco erano costrette ad arrivare fino a Rende o Castiglione. I bachi producevano del filo di seta molto pregiato che, raccolto in matasse e rocchelli, veniva venduto sul mercato di Cosenza. Il ricavato serviva spesso a pagare debiti contratti nei mesi precedenti alla produzione. E' ormai dalla prima metà del secolo scorso che l'allevamento di bachi non viene più praticato. Attualmente, la scuola media statale di San Fili ha iniziato una campagna promozionale per la conoscenza di questa vecchia attività produttiva, sfruttando anche la coltivazione del gelso nell'orto botanico di recente realizzazione, adiacente alla scuola, si insegna agli alunni l'allevamento del laborioso insetto.

Le castagne

Un tempo le castagne costituivano una fonte di ricchezza per i paesi di San Fili e Bucita. Gli acquirenti venivano dalla Toscana e dalla Sardegna oltre che dalla Campania e dalla Puglia. I grandi proprietari dei castagneti affittavano la manodopera soprattutto delle donne del paese. La mattina presto, carovane di donne munite i "panari", sacchi e falci salivano verso la montagna, prima per tagliare l'erba nei castagneti (runcare) e poi per la raccolta dei prziosi frutti. Per preparare i "pistiddri" si lasciavano seccare le castagne su grate di ferro poste sul fuoco. Dai "pistiddri" macinati si otteneva la farina di castagne, che veniva usata per fare il pane o le famose pagnotte di castagne. Ottime da mangiare le castagne bollite o "vaddrani" o le caldarroste "ruseddre". Le castagne di seconda scelta servivano per l'allevamento dei maiali.

Sporte e Panieri

Il paniere è considerato un simbolo dell'artigianato sanfilese. I contadini in alcuni periodi dell'anno realizzavano lavori artigianali, raccoglievano in primavera rami di salici e ramoscelli che ripulivano con la "shocca". Si servivano dell'acqua dei ruscelli e di pietre che li tenessero fermi per ammorbidire i salici e poterli poi lavorare legandoli in cerchio intorno ai bastoncini. I panieri e le sporte venivano esposti e venduti dagli stessi contadini in fiere come quella di Santa Maria. I panieri erano e sono impiegati per la raccolta dei frutti nelle campagne (olive e castagne) ma soprattutto la funzionalità era valutata per la raccolta dei funghi, il paniere per i funghi deve essere infatti molto resistente ma anche leggero.


Curiosità

Gli abitanti: sanfilesi

I cognomi più diffusi: Gentile, Lio, Mazzulla, Perri (San Fili); Sicilia, Mazzulla (frazione Bucita).

La villeggiatura dei maiali
A San Fili un tempo ogni famiglia allevava almeno un maiale ospitato nel catùojo (stalla) solitamente insieme al somaro, alla capra e a qualche coniglio. Nel periodo estivo, per ragioni igienico-sanitarie i sanfilesi mandavano i maiali "in villeggiatura".
Ogni mattina, percorrendo a ventaglio tutte le vie del paese, volontari esperti prendevano in consegna gli animali per condurli all'estremità dell'abitato, esattamente al bivio Bucita. Da qui l'intera "compagnia grugnante" era guidata fino alla vallata sottostante. All'ombra refrigerante dei fitti ontani, proprio vicino al greto del torrente Franchino, i maiali trascorrevano l'intera giornata. Nel pomeriggio, prima che il sole declinasse dietro la Serra, gli animali venivano riaccompagnati nei propri catùoj.

San Fili u paise de Magare
Il paese di San Fili è famoso anche per le magare, ovvero signore che praticano la magia bianca. Si racconta che una magara, che viveva in via "Rinacchio", originaria di un altro paese ma sposata con un sanfilese, un giorno per recarsi alla Noce di Benevento, si alzò sul davanzale di una finestra di casa sua e dopo essersi spalmata di unguenti magici disse: "Supra acqua e sutta sartianti portami ara Nuce e Beneviantu". Quando ritornò la videro tutta cenci e malconcia, in quanto, avendo sbagliato la formula, che infatti dice "supra acqua e supra sarmianti ……", era passata sotto gli arbusti e i rami degli alberi che l'avevano sfregiata.

Alcune formule:

  • Carmu ppe''ru male e capu
    Discianzu (mal di testa) benedittu e maledittu Ara capu i (nome e cognome dell'interessato) Un cce jire ca c'è cresima e battesimu. Vatinne a monte Cucuzzu Ca c'è na vacca ccu nu cuarnu muzzu. Nel nome del Padre del Figli e dello Spirito Santo Vati minta aru tuo cantu
  • U sfascinu
    Fascina, chine t'ha affascinatu l'uacchiu, u core e ra mente, sumati bellu mia ca u de nente de juave vena l'Ascensione, di ogni juarnu po venì Natale, fora male, fora male, sumati bellu mia cau de nente, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo vati minta aru tuo cantu.


I "PATTI DI PATRUNI" NEI BAR DI BUCITA


Come in tutti gli altri piccoli paesi anche a Bucita il passatempo preferito dagli anziani (e non solo da loro) è il gioco delle carte. Nei vari Bar (Virginia, Giampiero, compa Piatru), ad esempio, si può assistere tutte la sere al consueto rito della formazione di tavoli da gioco. Molto spesso il fine ultimo dei vari giochi (tressette, briscola, scopa, calabrisella ecc.) è quello di arrivare a "fare u patrune".
Il "PATRUNE" o "PATRUNE E SUTTA" non è altro che un gioco di società, fatto con le carte napoletane, che ha il fine di assegnare ad uno o a più giocatori, il diritto di offrire a questo o a quell'altro giocatore la posta in palio. Forse non tutti sapranno qual'è l'importante e tanto ambita posta per la quale i giocatori di patrune si affrontano, la risposta e semplice: bicchieri e bicchieri di birra !!!!! La birra (magari con l'aggiunta di un chinotto) viene acquistata prima con la quota (BICCHIARE) che ogni "BICCHERARO" paga per entrare nel gioco. E' difficile immaginare quanto molteplici siano le tattiche e le alleanze che si attuano durante una partita di patrune, di solito i biccherari che entrano dall'esterno sfidano i giocatori che stanno al tavolo, ma molto spesso i giocatori si schierano sulla base di altri fattori, per quartiere (Es. Casuttane contro Canalini), oppure per gradi di parentela o di amicizia. Sicuramente è difficile vedere bere un giocatore di San Fili se il patrune è un giocatore di Bucita (o viceversa), a meno ché lo stesso non rientri nelle simpatie del "TAVOLO". La regola base del gioco del patrune e quella di puntare uno o più giocatori e non concedere loro mai un bicchiere di birra (LASSARE A L'URMU). La variabile a questa strategia detta "ARA COMPA TURIDDRU" e quella del padrone assoluto ovvero il patrune, che ne ha la capacità e la voglia, beve tutta la posta in gioco. Se è previsto può esserci un sottopadrone (chiamato per l'appunto "U SUTTA") il quale può accordarsi con il patrone, per decidere la spartizione della birra. Una posizione particolare è assunta dal giocatore che per ultimo scopre le carte, esso infatti cercando di intimorire il giocatore che in quel momento si trova con il migliore punteggio, prima cerca degli accordi e poi scopre (SCUTA) le carte un pezzettino alla volta. L'armonia e l'attenzione dei giocatori e di chi assiste al gioco, dura soltanto per i primi giri, dopo un po' di tornate nell'aria echeggiano risate e sfottò, mentre il silenzio che accompagna la distribuzione delle carte è rotto dalle ripetute ordinazioni (Giampì !! due birre, nu chinottu e qattru bicchiari !!!). Le regole che stabiliscono i partuni ed i "sutta" sono dettate dai così detti "PATTI" che il giocatore incaricato alla distribuizione le carte (CARTARU), a turno proclama. L'esposizione e la spiegazione delle regole diventa il momento cruciale del gioco, ed è così che si sentono "patti" dei più svariati e fantasiosi la cui origine si perde nelle tradizioni più antiche e radicate nella storia del nostro paese. La tradizione dei "patruni e dei "patti" rimane viva anche nel secondo millennio, la speranza è che continui a vivere per mantenere aperta una finestra sulle usanze e sui passatempi delle generazioni passate.


I "PATTI" TRADIZIONALI:

 

  • A FIMMINA PRENA
    Traduzione: LA DONNA INCINTA.
    Spiegazione: LE CARTE VENGONO SUDDIVISE AI GIOCATORI IN PARTI UGUALI, IL GIOCATORE CHE TROVA L'ASSO DI DENARI E' PATRUNE, CHI TROVA TRA LE SUE CARTE IL RE DI DENARI, PUO' BLOCCARE L'OFFERTA, CHI TROVA LA DONNA DI DENARI BLOCCHA L'OFFETA DEL PATRUNE MA HA L'OBBLIGO DI BERE. ·
  • NE' SIA E NE' SETTE CUNTANU, NE' FIGURE NE' CARTE E COPPA U CCHIU' PICCA
    Traduzione: NON CONTANO NIENTE I SEI, NEMMENO I SETTE, NON CONTANO LE FIGURE E NEMMENO LE CARTE DI COPPE, IL PIU' PICCOLO.
    Spiegazione: VENGONO DISTRIBUITE TRE CARTE, DA QUESTE, CONTANDONE I PUNTI CON IL VALORE ASSEGNATO ALLE CARTE NEL GIOCO DELLA SCOPA, VANNO ELIMINATI I SEI, I SETTE, LE FIGURE (DONNA, CAVALLO E RE) E LE CARTE DI COPPE. VINCE CHI RIMANE CON LE CARTE CHE SOMMATE DANNO IL PUNTEGGIO PIU' BASSO. LA VARIABILE PUO' PREMIARE CHI RIMANE CON IL PUNTEGGIO PIU' ALTO.
    Migliore punteggio: IL MIGLIORE PUNTEGGIO E' ZERO
  • CINQUE, SETTE E NOVE, SCUPA TRIDICI E DICIANNOVE, DICIOTTU E SIA
    Traduzione: CINQUE, SETTE, NOVE, SCOPA TREDICI E DICIANNOVE, DICIOTTO E SEI. Spiegazione: SI DISTRIBUISCONO TRE CARTE PER OGNI GIOCATORE, SOMMANDONE I PUNTI VINCE CHI FA CINQUE, SETTE OPPURE NOVE, CHI FA CON LE TRE CARTE UNA SCOPA (ES. UN 4 CON UN ASSO ED UN 3), CHI FA TREDICI, DICIANNOVE, DICIOTTO OPPURE SEI .
    Migliore punteggio: E' "PATRUNE" CHI FA CINQUE, OPPURE CHI TOTALIZZA UN PUNTEGGIO DEL PATTO CHE , NELL'ENUNCIAZIONE, E' SUCCESSIVO, AL CINQUE.
  • SCALA, SCUPA E NOVE, FRUSCIU, 'NDRINGHETE E DICIANNOVE
    Traduzione: SCALA, SCOPA E NOVE, FRUSCIO, 'NDRINGHETE E DICIANNOVE . Spiegazione: VENGONO DISTRIBUITE QUATTRO CARTE, VINCE CHI FA UNA SCALA (ES. 10, 9 , 8) O UNA SCOPA, CHI TOTALIZZA NOVE, CHI FA UN FRUSCIO (OVVERO TRE CARTE DELLO STESSO PALO), CHI FA UNO 'NDRINGHETE (TRE FIGURE) O CHI FA DICIANNOVE .
    Migliore punteggio: IL MIGLIORE PUNTEGGIO E' DICIANNOVE
  • PEGGIU A DUE, SCALA A QUINNICI E TRI' SPRUNTU
    Traduzione: IL PEGGIORE A DUE, SCALA A QUINDICI E TRE CONTRAPPOSTO . Spiegazione: VENGONO DISTRIBUITE DUE CARTE, VINCE CHI FA IL PEGGIORE PUNTEGGIO A DUE CARTE, CHI FA UNA SCAL A QUINDICI (7 + 8), O CHI FA IL TRE SPRUNTU (2+1).
    Migliore punteggio: IL MIGLIORE PUNTEGGIO E' IL TRE SPRUNTU (2+1)
  • VINTISETTE ABBASCIU E DISPARI, CCURU PUNTU
    Traduzione: VENTISETTE A SCALARE DI DISPARI IN DISPARI, CON IL PUNTO . Spiegazione: VENGONO DISTRIBUITE DUE CARTE, VINCE CHI TOTALIZZA VENTISETTE O IL PUNTEGGIO DISPARI PIU' BASSO DOPO IL VENTISETTE, CON IL PUNTO (DUE CARTE DELLO STESSO SEGNO)
    Migliore punteggio: IL MIGLIORE PUNTEGGIO E' IL TRE CON CARTE DELLO STESSO SEGNO (3+1).
  • UNNICI ABBASCIU, E RE FIGURE OTTU
    Traduzione: DA UNDICI A SCALARE E LE FIGURE OTTO .
    Spiegazione: VENGONO DISTRIBUITE DUE CARTE, VINCE CHI TOTALIZZA UNDICI, LE FIGURE VALGONO OTTO
    Migliore punteggio: IL MIGLIORE PUNTEGGIO E' IL TRE (2+1).
  • E FIGURE TRENTA, I SETTE QUARANTUNU E A CIANTUUNU SI SBALLA
    Traduzione: LE FIGURE TRENTA, I SETTE QUARANTUNO A CENTOUNO SI SBALLA . Spiegazione: VENGONO DISTRIBUITE TRE CARTE, CONSIDERANDO CHE LE FIGURE VALGONO TRENTA, I SETTE QUARANTUNO, SI SOMMANO TUTTE LE CARTE (IL 2 = A 20) E VINCE IL PUNTEGGIO PIU' ALTO, CHI TOTALIZZA PIU' DI QUARANTUNO HA SBALLATO.
    Migliore punteggio: CHI SI AVVICINA DI PIU' A CENTODIECI.

I "PATTI" PIU' ANTICHI

 

  • SCUPA, PRIMERA E PARIGLIA, SCALA, PUNTU E PARIGLIA A NOVE, UNNICI SFIGURATU CCU NA' SPATA.
    Traduzione: SCOPA, PRIMIERA E COPPIA, SCALA, PUNTO E COPPIA A NOVE, L'UNDICI SFIGURATO DA UNA SPADA .
    Migliore punteggio: IL MIGLIORE PUNTEGGIO E' L'UNDICI CON UNA CATRA DI SPADA SENZA FIGURE
  • PUNTO, NOVE, SCALA E SCUPA LEVA, VINTISETTE E PUNTU, SETTE, CINQUE E TRIA (DON ADOLFINO VERCILLO)
    Traduzione: PUNTO, NOVE, SCALA E SCOPA LEVA, VENTISETTE E PUNTO, SETTE, CINQUE E TRE.
    Migliore punteggio: IL MIGLIORE PUNTEGGIO E' IL TRE (2+1).
  • DICIASSETTE, DICIANNOVE E VINTUNU, QUATTORDICI E QUINNICI CCU NA COPPA, DUDICI E TRIDICI CCU NA DINARA, DIACI E UNNICI CCU NA SPATA, OTTU E NOVE CCU NA MAZZA (A LITANIA)
  • A SCALA A ZIRUMMULUNI
    Traduzione: LA SCALA A CAPITOMBOLO .
    Migliore punteggio: IL MIGLIORE PUNTEGGIO E' (6 - 8 - 10) OVVERO LA SCALA UNO SI E UNO NO.
  • CIUNNU, TUPINARU E LOBA
    Traduzione: IL CIUNNU INDICA LA DONNA, IL TUPINARU IL CAVALLO, LA LOBA OVVERO IL MANTELLO IL RE.
    Migliore punteggio:IL MIGLIORE PUNTEGGIO E' DONNA, CAVALLO E RE.


I Proverbi

  • Chi de speranza campa, disperato more!
    Chi di speranza vive, disperato muore!
  • Chini stà speranza all'atri e nun cucina a sira si ricoglia murmuriannu
    Chi passa la giornata sperando che un altro cucini, la sera torna a casa mormorando.
  • Renne e Santu Fili fatti a cruce quannu i vidi
    Quando vedi i paesi di Rende e San Fili fatti la croce.
    Il proverbio vuole mettere in guardia chi conosce persone di questi due paesi. Secondo alcune credenze popolari questo detto si riferisce alle donne di Rende e San Fili che erano le più belle dell'hinderland e conosciute per le maniere un po' manesche di farsi rispettare.
  • Trippa china canta e no cammina janca.
    Canta la persona che ha la pancia piena e non invece chi digiuno, indossa abiti eleganti.